MANTO GUIDE TURISTICHE - Visite guidate a Mantova

Se un giorno voleste conoscere questo gioiello, Mantova, e lasciarvi sopraffare dal suo fascino e dalla sua malinconica bellezza, saremo liete di accompagnarvi in un suggestivo percorso lungo i secoli: la Mantova di ieri e quella di oggi vi attendono per stupirvi con mille incanti. mantoguide@gmail.com +39 3494539179

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Località: MANTOVA, Mn, Italy

Siamo guide turistiche abilitate per la provincia di Mantova e il nostro interesse principale è far conoscere la bellezza della nostra città e del suo territorio. Per visite guidate inviate una mail e saremo liete di metterci in contatto con voi. Possiamo fornire proposte personalizzate a richiesta, con programmi dettagliati e prezzi. Tour e visite guidate a Mantova mantoguide@gmail.com +39 3494539179 Lascia una recensione: https://g.page/r/CVXucHcSMezZEAE/review

mercoledì 8 luglio 2026

Mostra "Inventare la natura. Leonardo, Arcimboldo, Caravaggio". Dal 26 settembre a Palazzo Te

 


Dopo aver esplorato il tema della Metamorfosi, Palazzo Te prosegue il suo percorso di ricerca con una nuova grande mostra che invita il pubblico a interrogarsi sul rapporto tra uomo e natura. Dal 26 settembre 2026 al 10 gennaio 2027, nelle sale monumentali del palazzo, Inventare la natura. Leonardo, Arcimboldo, Caravaggio, a cura di Barbara Furlotti e Guido Rebecchini, conclude le celebrazioni dell’Anno del Cinquecentenario con un progetto espositivo di straordinaria ambizione.

In dialogo con l’apparato decorativo ideato da Giulio Romano, la mostra racconta come il Rinascimento abbia immaginato, osservato, studiato e rappresentato la natura, trasformandola in un terreno di incontro tra arte, scienza e tecnologia. Capolavori di Leonardo, Arcimboldo, Annibale e Agostino Carracci e Caravaggio, insieme a sculture, disegni, oggetti preziosi, materiali esotici e automi provenienti dalle più importanti istituzioni museali italiane ed europee, accompagnano il visitatore in un viaggio sorprendente attraverso una delle stagioni più fertili della cultura occidentale.

Il percorso si sviluppa in sette sezioni tematiche – Creare, Distruggere, Sorprendere, Conoscere, Riprodurre, Stupire e Animare – e culmina nella spettacolare Camera dei Giganti. Qui la natura si rivela nelle sue molteplici sfaccettature: forza divina e distruttrice, oggetto di studio scientifico, fonte di meraviglia, curiosità e intrattenimento per la corte, ma anche modello da imitare e comprendere attraverso l’ingegno artistico. Un racconto che mette in luce la tensione continua tra fascinazione e desiderio di controllo, mostrando come proprio nel Cinquecento si sia costruita un’idea della natura destinata a influenzare profondamente la modernità.

Palazzo Te non è soltanto la sede della mostra, ma parte integrante della narrazione. Le architetture e gli affreschi dialogano con le opere esposte, amplificandone i significati e offrendo al pubblico un’esperienza immersiva in cui il patrimonio storico si confronta con temi di assoluta attualità.

Ad arricchire il progetto sarà un articolato programma di attività educative, incontri ed eventi performativi che coinvolgerà istituzioni e associazioni del territorio, trasformando Mantova in un itinerario diffuso dedicato alla natura. La città, da sempre profondamente legata al proprio paesaggio, diventa così una grande Wunderkammer contemporanea, in cui arte, storia e ambiente si intrecciano in un’unica esperienza di scoperta e meraviglia.

Per una visita guidata esclusiva alla mostra, contattateci al 349 4539179 o a mantoguide@gmail.com


martedì 14 gennaio 2025

Un paseo por Mantua!

 La nostra Claudia ha partecipato ad una trasmissione spagnola in cui si offre un bellissimo ritratto di Mantova, tra eccellenze artistiche e gastronomiche!




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mercoledì 9 ottobre 2024

Picasso: poesia e salvezza a Palazzo Te

Prenota la tua visita guidata nelle seguenti date:

domenica 27 ottobre ore 16 PRENOTA

domenica 3 novembre ore 16 PRENOTA

domenica 29 dicembre ore 16 PRENOTA

 

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giovedì 11 gennaio 2024

MANTO GUIDE TURISTICHE A MANTOVA






Ci chiamiamo MANTO come l'indovina fondatrice di Mantova, e siamo guide turistiche laureate e abilitate alla professione, con più di 20 anni di esperienza nel turismo. Offriamo proposte personalizzate per tour a Mantova, Sabbioneta, Polirone, Grazie di Curtatone, colline moreniche. Accogliamo gruppi di adulti e scuole, piccoli gruppi, famiglie, coppie, garantendo preparazione e professionalità. Amiamo il nostro lavoro e il nostro territorio, e non vediamo l'ora di farvelo conoscere.

Esempi di tour a tema:

I Gonzaga tra sfera pubblica e privata: Palazzo Ducale e Palazzo Te

Omnia vincit amor: le storie d'amore di casa Gonzaga

Mantova e le acque, indissolubile legame

Grazie, il santuario del mistero

Sabbioneta, l'anima del principe

Dei delitti e delle pene, percorso nel centro storico di Mantova

Gli amanti di Valdaro: un abbraccio eterno. Visita al museo Archeologico

Tazio Nuvolari, il Mantovano volante


Per richieste, preventivi e prenotazioni: mantoguide@gmail.com +39 3494539179



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mercoledì 16 agosto 2023

Rubens a Mantova: la nascita di una pittura europea


Dal 7 ottobre 2023 al 7 gennaio 2024, Palazzo Te a Mantova ospita la mostra di ricerca Rubens a Palazzo Te. Pittura, trasformazione e libertà, che si focalizza in particolare sul rapporto tra il pittore fiammingo e la cultura mitologica che incontra in Italia. A cura di Raffaella Morselli, l’esposizione ha l’obiettivo di creare una rispondenza tra opere e motivi decorativi e iconografici del Palazzo: un percorso paradigmatico che dimostra quanto le suggestioni rinascimentali elaborate da Rubens negli anni mantovani e italiani siano continuate, evolvendosi, nella pittura della sua maturità, fino a trasmettersi nell’eredità intellettuale e artistica lasciata ai suoi allievi. Le opere della mostra sono state scelte in funzione del dialogo che riallacciano con i miti e dell’interpretazione che ne fece Giulio Romano nelle varie sale, fattori che contribuirono a generare nel pittore di Anversa una sintonia mai interrotta con il Rinascimento e il Mito.

Sempre dal 7 ottobre 2023 al 7 gennaio 2024 Palazzo Ducale di Mantova dedica a Rubens il Focus Rubens. La Pala della Santissima Trinità, incentrato su una delle più imponenti imprese portate a compimento dall’artista: il ciclo delle tre enormi tele per la Chiesa della Santissima Trinità, una delle quali, dopo incredibili vicende, è ancora oggi esposta a Palazzo Ducale, costituendo una tappa fondamentale nel percorso conoscitivo di questo artista. Rubens consolida il suo legame con Mantova quando, nel 1600, giunge da giovane promettente pittore alla corte dei Gonzaga. Se ne andrà circa dieci anni dopo, trentenne, con la fama di indiscusso maestro. Il progetto espositivo presenta un nuovo allestimento museografico e illuminotecnico dell’intero Appartamento Ducale, voluto da Vincenzo I e realizzato da Antonio Maria Viani: qui sono esposte opere della collezione permanente dal tardo Cinquecento al Seicento inoltrato. Punto focale del percorso è la Sala degli Arcieri, dove è esposta la Pala la cui vicenda viene raccontata da un’innovativa ricostruzione tridimensionale della chiesa della Santissima Trinità, oggi non più accessibile al pubblico.

Per una visita alla mostra, contattateci e vi daremo informazioni su costi e modalità: mantoguide@gmail.com

giovedì 1 dicembre 2022

PISANELLO. IL TUMULTO DEL MONDO


Chiunque di noi avrebbe voluto trovarsi al posto di Giovanni Paccagnini, protagonista di quella che fu, in ambito artistico, una delle più importanti scoperte del XX secolo. I documenti del Quattrocento citavano una sala dipinta da Pisanello, di cui non si conosceva l’ubicazione e di cui non rimaneva alcun segno visibile nel Palazzo Ducale di Mantova. Poteva essere scomparsa per sempre, oppure celarsi sotto strati di intonaco. Senza perdersi d’animo, il soprintendente Paccagnini, negli anni 60 del ‘900, continuò a cercare, e alla fine, una traccia emerse in una insospettabile sala in stile neoclassico con i ritratti del ramo principale della famiglia Gonzaga. Quei volti sorvegliavano un segreto a lungo occultato: il ciclo cavalleresco dipinto da Antonio di Puccio, detto Pisanello, negli anni Trenta del XIV secolo. Una fortissima emozione per chi, con tenacia e perseveranza, seguì i passi di Pisanello fino alla scoperta del ciclo, e una grande conquista per la conoscenza di questo artista, di cui gran parte delle opere sono andate perdute.

Il periodo che seguì fu dedicato allo strappo degli strati superiori, che riportò alla luce dipinti e sinopie, fortemente deteriorati ma ancora ben leggibili. Anche lo strato pisanelliano fu staccato, recuperando in questo modo le pitture e le sinopie sottostanti, attraverso una complessa e delicatissima operazione, e successivamente ricomposto su pannelli e ricollocato nella propria sede. Il risultato della lunga elaborazione, dall’intuizione di Paccagnini fino ai lavori di restauro, sfociò nella mostra del 1972, in cui fu presentato al pubblico e agli studiosi l’eccezionale ritrovamento. 

A 50 anni dall’esposizione curata da Paccagnini, Mantova tributa un omaggio a Pisanello e allo scopritore del ciclo arturiano con la mostra Pisanello. Il tumulto del mondo, a Palazzo Ducale fino all’8 gennaio 2023. L’appropriato titolo, tratto da un testo di Melania Mazzucco, evoca l’atmosfera drammatica e concitata del ciclo decorativo dipinto dall’artista ma anche la vita stessa di Pisanello, uomo del suo tempo che visse appieno il ruolo di raffinato interprete dello stile tardo gotico, perennemente conteso tra signorie, papi e imperatori.

L’esposizione è solo l’ultimo atto di un processo di rivitalizzazione della reggia gonzaghesca, non ancora concluso, intrapreso dal Direttore Stefano L’Occaso, curatore della mostra, iniziato con il riallestimento della Guastalla con le testimonianze trecentesche che fino ad ora giacevano abbandonate nei magazzini del palazzo, e con la riproposizione della Wunderkammer nella Galleria delle Metamorfosi, in cui è stato ricreato il museo naturale dei Gonzaga. La mostra su Pisanello è stata infatti l’occasione per un intervento di valorizzazione della sala dedicata all’artista, assieme all’attigua sala dei Papi, ripensandone l’allestimento, per una migliore fruizione. Il progetto ha previsto un nuovo sistema di illuminazione che esalti i preziosi dettagli delle pitture, rivelando una straordinaria varietà di interventi plastici in stucco e pastiglia, lavorati ed impreziositi da inserti in lamine metalliche, che donano alla parete un sorprendente effetto tridimensionale. Inoltre, il livello del pavimento è stato alzato di 1,10 m, riportandolo alla quota del tempo, grazie ad una pedana sopraelevata che cambia totalmente la prospettiva, permettendo allo spettatore di cogliere le immagini alla distanza corretta calcolata dall’artista. I cavalieri impegnati nel torneo, osservati da questo nuovo punto di vista, sembrano quasi uscire dalla parete dipinta e muoversi nello spazio, mentre prima rimanevano statiche ed inafferrabili presenze. Anche la sala dei Papi è stata riallestita permanentemente con sinopie, foto storiche, materiali utilizzati nell’intervento di strappo e dedicata all’intervento di recupero del ciclo pisanelliano. Il percorso è poi corredato di apparati di approfondimento e postazioni multimediali che aiutano la visione e la comprensione delle decorazioni.

L’esposizione prosegue al piano inferiore, nell’appartamento vedovile di Isabella d’Este, ma che prima ancora accolse la dimora privata di Paola Malatesta, moglie di Gianfrancesco Gonzaga. La scelta delle opere presenti in mostra, tra cui prestiti internazionali inediti, offre una prospettiva sul panorama artistico della prima metà del Quattrocento tra Mantova e Verona, due dei principali centri in cui Pisanello si trovò ad operare. Un magnifico apparato di disegni, molti dei quali prestati dal Louvre, testimonia lo studio dal vero e le eleganti invenzioni dell’artista, ma non mancano nemmeno quattro pregevoli esempi del nuovo genere artistico avviato da Pisanello: la ritrattistica su medaglie, che diviene un potente mezzo di propaganda politica. Colpisce la preziosità aurea e l’atmosfera quasi fiabesca di dipinti come l’Adorazione dei Magi di Stefano da Verona, dalla Pinacoteca di Brera a Milano, la Madonna della quaglia, dal Museo di Castelvecchio di Verona, e la Madonna con bambino e i santi Antonio e Giorgio della National Gallery di Londra, quest’ultima unica opera firmata da Pisanello che torna per la prima volta in Italia dal lontano 1867.



Pisanello. Il tumulto del mondo

Sede Mantova, Palazzo Ducale

Piazza Sordello, 40

Date 7 ottobre 2022 - 8 gennaio 2023

A cura di Stefano L’Occaso con la collaborazione di Giulia Marocchi e Michela Zurla

Promossa e organizzata da MiC, Ministero della Cultura

Palazzo Ducale di Mantova

Da martedì a domenica dalle 8.15 alle 19.15 (ultimo ingresso ore 18.20).

Giorno di chiusura settimanale lunedì.

Chiusura biglietteria ore 18.20

martedì 7 settembre 2021

Amore punito ed il serpente alato

di Claudia Zerbinati


Il ladro di miele

“Punse una volta un’ape crudelmente

Eros, ladro di miele, che rubava

Da un alveare e in punta gli bucò

Tutte le dita. E lui sentì dolore,

soffiò sopra la mano, batté i piedi

saltò, fece vedere ad Afrodite

qual era il punto dove aveva male

e borbottava che un insetto piccolo

come l’ape potesse far ferite

tanto grandi.

“Ma tu”, rise la madre,

“sei come l’ape: tu sei così piccolo, 

ma fai delle ferite tanto grandi”



Venere e Cupido con un favo di miele è un soggetto che il tedesco Lucas Cranach il Vecchio dipinge in più versioni (una è a Roma alla Galleria Borghese, una seconda alla National Gallery di Londra ed una terza a Bruxelles al Musée des Beaux-Arts). La fonte cui attinge è il XIX degli Idilli, composti da Teocrito, considerato l’ideatore della poesia bucolica, 2300 anni fa. Il testo era stato tradotto dal latino in tedesco nel 1522 e nel 1528 ed i dipinti sono realizzati tra il 1529 ed il 1531.

La sinuosa Venere è raffigurata in una posa che ne evidenzia il fisico affusolato, e si mostra nuda, tranne per il cappello ed il girocollo che la qualificherebbero come una cortigiana. La sua carnagione eburnea è evidenziata ad arte dallo sfondo di un cespuglio scuro (probabilmente di alloro) ed essa si appiglia al ramo di un melo carico di frutti, secondo l'iconografia di Eva che proprio in quegli anni era oggetto di importanti dipinti e studi sulla proporzione umana: un esempio è la celebre incisione del Peccato originale di Dürer, a cui sembra rifarsi anche il bosco ombroso, popolato di animali simbolici, a sinistra, nella versione del dipinto londinese. Cranach si era occupato proprio assieme al maestro di Norimberga della realizzazione delle illustrazioni del Libro d’ore dell’Imperatore Massimiliano I d’Asburgo.

 


In basso si vede il piccolo Amore che ha rubato un favo di miele, ma è perseguitato dalle api che lo pungono. 

Il dipinto è caratteristico, nella tipologia femminile sinuosa e allungata, della raffinata maniera di Lucas Cranach ed anche il tema rientra nella produzione di questo artista, autore di numerose Veneri accompagnate da amorini. Il favo di miele, recato da Amore, è simbolo dei suoi doni, che sempre riservano, dopo l’iniziale e breve dolcezza, le punture dolorose delle api. I versi di Teocrito rammentano la caducità dei favori di Venere e la tristezza futura. Venere è il probabile ritratto di una dama della corte di Sassonia.

La vicenda racconta di come Cupido, rubato un favo di miele da un alveare, ne abbia ricevuto in cambio unicamente punture d’api: ai suoi lamenti, la madre Venere avrebbe risposto rammentando al piccolo quanti danni arrecasse lui con le sue frecce. Venere, con un gesto della mano, sembra volerlo calmare, e, nel contempo, si rivolge allo spettatore quasi per ammonirlo. E il senso dell'ammonizione è spiegato, in latino, in un'iscrizione apposta direttamente sul cielo, nell'angolo in alto a destra.


DV / PVER ALVEOLO FVRATVR MELLA CVPIDO. / FVRANTI DIGITV CVSPITE FIXIT APIS. / SIC ETIA NOBIS BREVIS ET PERITVRA VOLVPTAS / QVA PETIMVS TRISTI PIXTA DOLORE NOCET

È infatti chiaro il messaggio allegorico insito nel dipinto: i piaceri (in particolar modo i piaceri dell'amore), simboleggiati dal miele, spesso son causa di tormenti (le api) per il malcapitato che ne abusa. E nel caso degli eccessivi piaceri d'amore, la conseguenza sarebbe le malattie veneree, una piaga particolarmente diffusa nella Germania del tempo, vere e proprie epidemie portate dagli eserciti impegnati nelle varie guerre. Si tratta dunque di un'allusione ai piaceri ed ai rischi, fisici oltre che morali, dell'amore: essendo peraltro Cranach proprietario di una farmacia, doveva conoscerne bene gli effetti.

L'eleganza formale di questa Venere, dal vezzoso copricapo che non cela l’accurata acconciatura ed ornata da un monile vistoso, lascia trapelare il gusto delle corti del tempo, ancora legato ad un passato gotico. 

Così tutte le sue figure femminili, che siano eroine nude, cortigiane o nobili principesse:

 


Lucrezia, l’olio su tavola recentemente battuto all’asta da Christie's a New York a cinque volte (5.070.000 dollari) la sua stima iniziale.  Il dipinto è stato offerto dal Brooklyn Museum di New York per far fronte ai gravi problemi finanziari sorti a seguito della pandemia da coronavirus.

 

Le principesse sassoni Sibilla, Emilia e Sidonia

Proprietario anche di una stamperia, Cranach fu eletto per ben tre volte borgomastro di Wittenberg, dove aveva la sua fiorente bottega e conservò la sua carica pittorica, ottenuta nel 1505 da Federico III il Saggio, Elettore di Sassonia, anche sotto gli elettori Giovanni-Costante e Giovanni Federico I di Sassonia, per i quali dipinse dei nudi biblici e mitologici con un erotismo allusivo. Essendo stato catturato il suo protettore Giovanni Federico dopo la Battaglia di Mühlberg, Cranach lo accompagnò in cattività dal 1550 al 1552, prima di ritornare a Weimar, nuova residenza elettorale, per morirvi l'anno seguente, dopo aver prodotto più di quattrocento opere.

Autore di dipinti ed incisore, si occupa della realizzazione degli apparati decorativi per tornei, matrimoni e feste di corte: in buona sostanza è il responsabile di quasi tutto l’ideale estetico della Corte di Sassonia, come sarà Giulio Romano a Mantova per i Gonzaga.

Nel 1508 viene conferito a Cranach dall’Elettore la lettera araldica recante il simbolo del serpente alato, che diverrà la sua firma:

 


Se vuoi vedere con i tuoi occhi Amore punito e scorgere il serpente alato, raggiungi la città dei Gonzaga, alla mostra Venere. Natura, ombra e bellezza, allestita nelle sale di Palazzo Te dal 12 settembre al 12 dicembre 2021.


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sabato 10 luglio 2021

La teoria della palude

 

di Anastasia Malacarne

Tosto che l’acqua a correr mette co,
non più Benaco, ma Mencio si chiama
fino a Governol, dove cade in Po.

Non molto ha corso, ch’el trova una lama,

ne la qual si distende e la ’mpaluda;
e suol di state talor essere grama.

Quindi passando la vergine cruda

vide terra, nel mezzo del pantano,
sanza coltura e d’abitanti nuda.

Lì, per fuggire ogne consorzio umano,
ristette con suoi servi a far sue arti,
e visse, e vi lasciò suo corpo vano.

Li uomini poi che ’ntorno erano sparti
s’accolsero a quel loco, ch’era forte
per lo pantan ch’avea da tutte parti.

Fer la città sovra quell’ossa morte;
e per colei che ’l loco prima elesse,
Mantua l’appellar sanz’altra sorte.

(Commedia, XX canto dell’Inferno)

Il pantano che circonda la terra dove l’indovina Manto (la vergine cruda) sceglie di stabilirsi rende tale terra forte, e segnerà il suo destino per sempre. Così racconta Dante per bocca di Virgilio, personaggio che con il fiume Mincio ha molto a che vedere, le origini di Mantova. Il sommo poeta afferma che Manto sceglie cotanto luogo per “fuggire ogni consorzio umano”, per isolarsi, sicura di non essere disturbata.
Le radici di Mantova sono ben piantate nell’acqua, elemento che permea la vita di questo territorio da millenni. La palude è un tutt’uno inscindibile con la città e ne ha plasmato il carattere, suo e dei suoi abitanti. È nota, infatti, la loro indole chiusa, diffidente verso il nuovo e lo sconosciuto. Addirittura, negli adagi popolari, vengono definiti tristi, come testimonia il Tassoni nella sua raccolta Proverbi e indovinelli:

Venesiani gran signori,
Padovani gran dottori
Vicentini magna gatti
Veronesi tutti matti
Bergamaschi brusa Cristi
Mantovani tutti tristi.

Non siamo d’accordo… Tristi non è il termine corretto. Preferiamo un altro meraviglioso vocabolo diffuso nelle terre del Po, che calza a pennello: malmostosi, ovvero scontrosi, un po’ scorbutici, a tratti musoni, arroganti quel tanto che basta, in quanto, non dimentichiamolo, sono pur sempre gli eredi dei gonzagheschi fasti, e non solo, dato che come si dice, “sono tutti figli dei Gonzaga” per via di certe abitudini poco morigerate che accomunavano gli illustri esponenti della famiglia dominante, i quali hanno dato luogo ad una numerosissima prole illegittima.
I motivi di tale nomea non proprio lusinghiera? Il primo e più lampante è geografico€ fisico, ma ve ne sono altri.



L’isola

Mantova è un mondo chiuso, dalla palude, dalle mura, dalle fortificazioni. Il forestiero è pericoloso, non c’è da fidarsi, e dunque non resta che proteggersi in qualche modo, con l’arma dell’ostilità. Chiusi nel loro microcosmo, i Virgiliani, forti del loro glorioso passato, si credono i migliori, specialmente se messi a confronto con i loro “acerrimi nemici”, i vicini veronesi. Perché loro non sono veneti, non sono emiliani, e nemmeno lombardi: sono Mantovani.
Le sollecitazioni che arrivano dall’esterno vengono imbrigliate dal pantano, che le frena, le trattiene, e infine le dissolve.

Questa città immobile digerisce tutto e non fa neanche il ruttino. Sembra di stare in un enorme pantano in cui se getti un sasso, per grosso che sia, non si creano nemmeno le onde. (Paolo Rabitti, Diossina)

Non dimentichiamo che in passato Mantova era un’isola, e dunque possiamo tranquillamente applicare anche qui la teoria dell’insularismo: gli isolani tendono a voler mantenere la propria specificità culturale sempre e comunque, e ciò li porta necessariamente ad un isolamento verso l’esterno, sia culturale che politico. Essi manifestano, sia nel caso di isole circondate dal mare, che di quelle abbracciate da un lago o un fiume, una personalità simile, che si basa sull’orgoglio, la testardaggine e la diffidenza. Quest’ultima caratteristica però non si esprime se il forestiero è un turista: l’accoglienza del mantovano non si discute. L’orgoglio per il proprio passato e per l’innegabile bellezza della propria città viene prima di tutto, e dunque ci si fa in quattro per far sentire a proprio agio l’ospite, facendolo tornare a casa con la convinzione che Mantova sia la città più bella del mondo.



La nebbia

L’acqua si esprime in molti modi. Per i Mantovani l’umidità assume la forma della nebbia, che è un altro elemento fondamentale del loro mondo. Il suo nome nell’idioma locale è fümana, che evoca qualcosa di fascinoso e magico, e che, quando avvolge la città nelle sue spire, trasforma per magia la palude mantovana una sorta di Avalon padana. Se in passato le mura difensive non erano abbastanza spesse, ci pensava un compatto muro di nebbia a proteggere. La nebbia mantovana è densa, lattiginosa, impenetrabile. Se è quella buona, si dice che si tagli con il coltello. Quando ci si imbatte in questa bianca essenza che tutto cancella, si perde la strada e non ci si ritrova più. Perfetta per gli agguati, ideale per difendersi dagli assedi, fa parte del dna locale e contribuisce in buona parte all’atteggiamento poco solare degli indigeni.

L'Imperatore Ferdinando II



Il sacco di Mantova

I Mantovani, dopo un secolo e mezzo, ancora non hanno digerito l’occupazione austriaca e francese e soprattutto, dopo 400 anni, si devono ancora riprendere dal Sacco di Mantova. Anche a questo evento luttuoso viene ricondotto il loro fare burbero, e tutti qui ne parlano come se lo avessero vissuto in prima persona. In effetti fu il momento più buio per la città dei Gonzaga, che non si risollevò mai completamente da tale tragedia. Era luglio anche allora, tra il 17 e il 18, quando i lanzichenecchi di Ferdinando II riuscirono a far breccia nelle difese cittadine e violentarono Mantova per oltre un anno gettando un’ombra di morte sopra ogni cosa, lasciando alla fine una città devastata in cui imperversava la peste e riducendo la popolazione di due terzi. Fu in questa occasione che la residenza di palazzo Ducale fu depredata barbaramente dei suoi tesori, fortuna dei musei che oggi, in ogni parte del mondo, li accolgono. Sono cose che non si dimenticano, nemmeno dopo generazioni. E non si possono perdonare.

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