La margherita, un'impresa gonzaghesca
di Anastasia Malacarne
Le immagini parlanti dette imprese si definiscono
“combinazioni concettose di corpo (figura) e anima (motto), che esprimono in
maniera allegorica un pensiero, un fatto, un sentimento”. L’emblematica, così
come l’araldica, è un linguaggio in codice vero e proprio, attraverso cui i
potenti parlavano di sé e si facevano riconoscere, ma non da tutti: solo una
specifica categoria di persone era il destinatario di tali messaggi. Sono
concetti affascinanti ma spesso misteriosi, ardui da decifrare: solo chi era
dotato di un livello di cultura superiore poteva accedere al significato di
criptiche immagini, colte citazioni storiche, mitologiche e filosofiche, e
delle oscure parole, sempre in lingua straniera per renderle meno comprensibili.
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Stemma di Gianfrancesco Gonzaga, Masseria |
Oggi vogliamo raccontarvi di uno di questi simboli, un delicato fiorellino, dall’aspetto poco misterioso in realtà, ma che comunque ha dato origine a qualche discussione e differenti interpretazioni. Come si vede dall’immagine, nel Palazzo della Masseria a Mantova svetta uno splendido stemma dei Gonzaga, circondato da una corona di fiori intrecciati di colore verde, bianco e rosso, colori araldici gonzagheschi, dunque non casuali: essi rappresentano infatti le tre virtù teologali, rispettivamente Speranza, Fede e Carità.
![]() Bellis perennis |
Calendula |
Solitamente la rappresentazione di questo fiore è legata al primo marchese, Gianfrancesco, e le testimonianze dove la margherita richiama il signore di Mantova sono molteplici: solo per citarne alcune, gli affreschi del Pisanello in Palazzo Ducale, medaglie, stemmi come quello della Masseria, decorazioni marmoree.
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Stemma marmoreo di Gianfrancesco Gonzaga, Palazzo di San Sebastiano |
Nel 1473 il grande architetto fiorentino Luca Fancelli scriveva una lettera al marchese Ludovico II Gonzaga in cui faceva cenno ad un “chamerino delle malgerite” che doveva essere completato da una decorazione dorata.
Il preciso significato che il candido fiore riveste nell’impresa gonzaghesca rimane da chiarire, anche perché in questo caso la figura non è accompagnata da motto che ne possa aiutare la comprensione, ma è stata avanzata l’ipotesi che si tratti del “fiore de amor perfetto” che ornava un “mezo canon” appartenuto a Federico II Gonzaga, come risulta citato nel celebre inventario Stivini, stilato alla morte del duca nel 1540.
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Impresa della margherita, chiesa di Pieve di Coriano |
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